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Racconti e testimonianze del progetto In Barca a Vela

Articolo di Elisabetta Soglio per il Corriere, con racconto e testimonianza della Dr.ssa Gabriella Pravettoni, alla guida del progetto Psicoterapia e Barca a Vela.

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http://www.corriere.it/buone-notizie/17_novembre_09/barca-vela-tumore-ieo-42757f32-c53d-11e7-8460-ef8ba8b0b1d6.shtml?refresh_ce-cp
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Post veritÀ. Scienza, democrazia e informazione nella societÀ digitale

PROGRAMMA 17 NOVEMBRE 2017
AULA MAGNA UNIVERSITA' BOCCONI

Internet e i social network hanno positivamente contribuito alla diffusione e condivisione in tempo reale delle notizie.

Esiste, però, anche un rovescio della medaglia come ad esempio la creazione di echo chambers, informazioni, talvolta inesatte, che vengono confermate e amplificate ai massimi livelli provocando una disinformazione digitale su larga scala.

Questa e altre tematiche riguardanti il ruolo della scienza e del sapere scientifico nella società digitale verranno affrontate il 17 novembre presso l’aula Magna dell’Università Bocconi dove si terrà la Nona edizione della Conferenza internazionale Science for Peace, progetto della Fondazione Umberto Veronesi.

E’ possibile iscriversi alla conferenza cliccando sul seguente link:
http://www.scienceforpeace.it/la-conferenza/la-conferenza/come-iscriversi
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PROGETTO PSICOTERAPIA E BARCA A VELA

Il nostro progetto Psicoterapia e Barca a Vela, in collaborazione col Centro Velico Caprera e la partecipazione di pazienti oncologici, nasce dall'idea che imparare a navigare rappresenti una metafora, un viaggio nel profondo mare che è anche il profondo di noi stessi, onde che sono le difficoltà quotidiane o legate alla malattia.
La psicoterapia, affiancata all'esperienza in barca a vela, ci insegna che esiste un modo funzionale per affrontare le situazioni e governarle.

Finalmente si scorge la base cabinati, un luogo inserito in un contesto meraviglioso, ma allo stesso tempo ad un primo impatto, spigoloso e lontano dai comfort e le abitudini di sempre. Arrivati sull’isola, siamo stati accolti dal padrone di casa, il Ponente, che in modo più o meno impetuoso, ci ha accompagnati fino alla fine della nostra settimana.
Il primo giorno è caratterizzato da sentimenti ambigui, ci si trova spaesati, i ritmi sono serrati e il primo contatto col mare, col vento e con la barca destabilizza e spaventa.

A fine giornata, con l’ammaina bandiera, i volti sono stanchi, segnati dalla prima giornata in mare e dall’inizio del nostro percorso di psicoterapia che diverrà parte della routine quotidiana. Negli occhi, però, comincia già a brillare una luce un po’ diversa.
Il tempo qui sembra avere un ritmo diverso, ogni secondo e ogni attimo sembra più lungo e dà il tempo a tutti di adattarsi e lasciarsi catturare dalle magie dell’isola.
I primi rudimenti della vela cominciano a farsi strada nelle nostre menti e nelle nostre mani, si comincia già a capire questa lingua nuova e fino a qualche ora prima sconosciuta.
La consapevolezza di come la nostra vita sia in parte simile e piena di similitudine con questa parentesi fuori dal contesto, è subito evidente. Ognuno di noi ha o ha avuto il suo vento da affrontare. Ognuno di noi ha dovuto o dovrà armare le proprie barche affinché il vento diventi un alleato per farci prendere una buona bolina e non ci freni con la sua forza.

Dopo un paio di giorni, i sorrisi si sono spalancati, i volti distesi nonostante il sonno cominci già a mancare e la stanchezza a farsi sentire. Ma gli abbracci si moltiplicano e le ore di condivisione con gli psicologi diventano già più intensi e profondi.

Ognuno di noi è partito con esperienze differenti, ma che spesso si sono rivelate simili, siamo arrivate sull’isola piene di paure, fragilità e debolezze. Mentre eravamo in mezzo alla fatica, spinte dal mare e da un vento che prima di allora non avevamo mai visto da quella prospettiva, abbiamo preso in mano le cime delle nostre difficoltà, trovando risorse inaspettate, per non essere più semplici passeggeri, ma finalmente timonieri delle nostre vite.

Ci siamo trovate ad affrontare un mare aperto e sconosciuto, durante il viaggio si sono svelati territori nuovi, relazioni, affetti, solidarietà, conosciuti compagni di viaggio, fino a creare un vero e proprio equipaggio.

L’intera esperienza a Caprera sarà una metafora, un viaggio nel profondo mare che è anche il profondo di noi stessi, onde che sono le difficoltà quotidiane o legate alla malattia, la vela che ci insegna che esiste un modo per affrontare le situazioni e governarle.

 

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"Dalla vita ho ricevuto tanto, ora vorrei restituire" Gabriella Pravettoni 4 aprile 2017